La perizia redatta dal consulente della Procura Marco Romaniello scagiona i carabinieri: i militari non sarebbero stati i responsabili della morte di Ramy Elgaml e non avrebbero tamponato lo scooter con a bordo il 19enne, deceduto in strada a Milano, nella notte tra il 23 e il 24 febbraio 2025. Secondo l’esperto, l’inseguimento dei carabinieri sarebbe stato “conforme a quanto prescritto dalle procedure” adottate dalle Forze dell’Ordine. Infatti per il perito, il conducente della Gazzella non avrebbe potuto evitare di investire il giovane caduto dal motorino che la pattuglia stava inseguendo e si sarebbe comportato rispettando le regole.

L’analisi ricostruisce l’intera dinamica dell’incidente stradale, causato da una manovra spericolata del 22enne che era alla guida del motorino su cui era a bordo anche Ramy. Il giovane, infatti avrebbe tagliato la strada alla macchina dei carabinieri. La perizia ipotizza che il ragazzo abbia agito così per l’agitazione e per lo stress dovuti all’inseguimento, che si protraeva da otto minuti.

Un inseguimento per le strade di Milano

La perizia di Romaniello spiega come la lunga durata dell’inseguimento notturno, lungo le strade del centro di Milano possa aver causato un calo di attenzione nel guidatore, tanto da portarlo a modificare la traiettoria dello scooter, immettendosi in quella della vettura che stava rincorrendo i due ragazzi.

Inoltre, l’ingegnere nella sua analisi contraddice quando inizialmente supposto dagli uomini della Polizia Locale di Milano nel loro verbale sull’incidente: non vi sarebbe stato alcuno speronamento. La Giulietta dei carabinieri non sarebbe mai entrata in contatto con lo scooter con a bordo i due ragazzi. L’esperto, infatti, ha spiegato nella perizia come l’analisi e il confronto tra i due video delle telecamere comunali (che riprendevano l’incrocio tra via Ripamonti, via Quaranta e via Solaroli) stabiliscano come non sia possibile che i due mezzi possano essere entrati in contatto nella zona non coperta dagli apparecchi, scrivendo chiaramente che non fosse giusto quanto ipotizzato nel report stilato subito dopo l’incidente.

Il ruolo del palo del semaforo nella dinamica dell’incidente

Il perito non ha dubbi sul fatto che la Gazzella abbia investito Ramy, come dimostrano le lesioni e fratture sul corpo del ragazzo. Tuttavia, è complicato risalire alla dinamica esatta di quei momenti, anche perché il 19enne quella notte fu spostato più volte, nel tentativo di salvargli la vita, durante le operazioni di soccorso.

Romaniello spiega come il palo del semaforo presente all’incrocio avrebbe arrestato la caduta di Ramy dal motorino, trattenendo il corpo nella zona in cui stava sopraggiungendo a tutta velocità la vettura dei carabinieri. Il decesso del ragazzo sarebbe stato favorito dalla presenza di quel palo, che però non è più reperibile: infatti è stato rimosso e portato in discarica poche ore dopo la tragedia.

Le responsabilità del 22enne che guidava lo scooter

La perizia esamina anche le responsabilità del 22enne che era alla guida del motorino su cui era a bordo Ramy: il giovane non si era fermato al posto di blocco dei carabinieri, dando via a un inseguimento ad alta velocità lungo le strade di Milano.

La sua guida sarebbe stata “spregiudicata ed estremamente pericolosa”. Il ragazzo, quindi, con il suo comportamento sprezzante del pericolo si sarebbe assunto il rischio delle conseguenze per sé e per Ramy.

Le parole del padre di Ramy

Il padre di Ramy, Yehia Elgaml, ha commentato le notizie sull’esito della perizia: “Occorre conoscere la verità con trasparenza da fonti attendibili che non trascurino nulla – ha spiegato ai giornalisti – è doloroso, ma la verità è necessaria affinché la sua anima possa riposare nella sua tomba”.